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L’era delle distrazioni digitali: l’attenzione come nuova moneta

 

Distrazione: dal latino distractio, derivazione di distrahĕre, ovvero separare. Qualunque cosa distolga l’attenzione da ciò che stiamo facendo. La tecnologia ci ha dato molti doni, tra i quali decine di nuovi modi di “catturare” la nostra attenzione. Forse è meglio dire: disperdere attenzione. È difficile essere nel qui e ora mentre si parla con un amico. Anche se non siamo connessi con un device, basta sentire nell’aria una notifica che la nostra “testa” si sposta geograficamente in un altro posto. Già è successo.

 

Già ha un costo. Se è vero, come ha scoperto una ricerca dell’Harvard University (Vedi fonte…), che essere distratti ci rende infelici, allora non solo siamo molto infelici, ma anche molto occupati da tante altre distrazioni, tutto il giorno.

 

 

Le persone spendono il 46,9% delle loro ore di veglia a pensare a qualcosa di diverso da quello che stanno facendo, e questo vagare della mente, in genere, le rende infelici. La ricerca, degli psicologi Matthew A. Killingsworth e Daniel T. Gilbert della Harvard University, è descritta sulla rivista Science. “Una mente umana è una mente errante, e una mente errante è una mente infelice” osservano Killingsworth e Gilbert. “La capacità di pensare a ciò che non sta accadendo è una conquista cognitiva che prevede un costo emotivo”.

 

Il problema è ciò che ci distrae e ci fa perdere tempo; non la gestione del tempo, l’attenzione. Il mondo digitale non fa che amplificare questo fenomeno della “disattenzione al qui e ora”, mettendoci in contatto con altri mondi e altre persone più o meno lontane. L’attenzione, però, è potere: lo sanno bene gli inserzionisti che spendono miliardi di dollari per attirarla per soli cinque secondi.

 

Per qualcosa di così ambito e prezioso come la nostra attenzione, è ironico che tutti si concentrino sulla gestione del tempo, che è ispirata da orientamenti diversi e lascia spazio all’interpretazione. Una nuova sfida attende le aziende nell’economia della conoscenza: la gestione delle distrazioni digitali, come fluidificante in una società dove le informazioni si rincorrono nei vari canali, dall’online all’offline. Come cercatori di farfalle, dicono che dobbiamo afferrarle, per mantenere alto il livello di conoscenza, non ricordandoci che l’attenzione consuma attenzione, soprattutto in una situazione nella quale il sovraccarico di notizie, notifiche e messaggi su WhatsApp logora testa, cuore e anima.

 


 

Del resto, le grandi multinazionali delle telecomunicazioni e le aziende produttrici di telefonia, per accaparrarsi sempre più quote di mercato, stanno mettendo in atto strumenti subdoli e “invasivi” come il “sta scrivendo”, facendo in modo che tu possa restare collegato ancora un po’.

 

Le interruzioni oggi consumano il 28% della giornata tipica del lavoratore, come emerge da un’indagine condotta da Basex su un campione di senior executive di organizzazioni e dirigenti di aziende che producono strumenti di business collaborative knowledge.

 

Questo si traduce in 28 miliardi di ore-uomo perse all’anno dalle aziende nei soli Stati Uniti. Ipotizzando uno stipendio medio di $ 21/ora per un lavoratore della conoscenza, il costo per le imprese è di 588 miliardi di dollari l’anno.

 

Uno studio, condotto da ricercatori di Microsoft, ha monitorato le abitudini di lavoro dei colleghi e ha trovato che ogni volta che il lavoro veniva interrotto da una notifica email, la gente impiegava 24 minuti per tornare al compito sospeso.

 

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alessiocarciofi

Autore|Speaker|Imprenditore nel marketing digitale. Nel 2015 crea la prima ed unica metodologia sulle distrazioni digitali, che permette l'aumento di focus, creatività e produttività.

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