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Tecnologia e concentrazione: come i dispositivi potrebbero aiutarci ad essere più attenti

Che la tecnologia sia ormai parte integrante della nostra vita è ormai noto. Così come è noto che tale pervasività è potenzialmente molto pericolosa per la nostra concentrazione. Dal momento che cancellare le tecnologie dalle nostre vite è impensabile, bisogna immaginare un futuro in cui possiamo convivere con la tecnologia in modo consapevole, senza essere vittime delle distrazioni digitali.

Affrontano questo tema Cami Goray dell’Università del Michigan, e da Mohammad Hossein Jarrahi, dell’Università del Nord Carolina in uno studio che mira appunto a creare un rapporto di sinergia fra uomo e dispositivi digitali, lavorando sull’abilità di concentrarsi, imprescindibile per i lavoratori, ma oggi fortemente minacciata. Complice sicuramente il COVID-19, che ha costretto milioni di lavoratori a sconvolgere la propria routine quotidiana e a lavorare nello stesso ambiente in cui vivono.

Tralasciando tutte le conseguenze sociali ed economiche che questo cambiamento ha introdotto, i due ricercatori hanno deciso di porre il focus sulle distrazioni digitali.

Uno studio effettuato dal Centro americano per il controllo e la prevenzione delle malattie ha riferito, nel 2016, che lo stress era il principale problema di salute sul posto di lavoro, primo anche rispetto all’inattività fisica e all’obesità.

Fonte di questo stress sono le continue interruzioni, che impediscono ad un individuo di concentrarsi su un solo flusso di informazioni alla volta. Passare da un flusso all’altro, infatti, può compromettere il controllo cognitivo, con un impatto sulla qualità del lavoro e sullo stress.

Il nostro cervello cerca le interruzioni

Quello che a prima vista sembra un successo dal punto di vista tecnologico, come ad esempio il fatto che due individui possano lavorare contemporaneamente su un documento online, nasconde in effetti delle criticità: lavorando su più informazioni insieme, un lavoratore è messo di fronte ad un numero molto più ampio di scelte, il che non per forza è un vantaggio. Questa situazione crea infatti un ambiente digitale multicontestuale, altamente magnetico e potenzialmente molto disorientante.

Il punto è che le interfacce digitali sono costruite per stimolare il nostro cervello, che brama le ricompense fornite dai giochi e dai feed sociali: il nostro cervello vuole essere interrotto.

Senza contare, inoltre, che le piattaforme considerate “un classico” per le distrazioni, come Facebook, Twitter o LinkedIn, stanno entrando nelle routine lavorative di tutti coloro che operano nel settore delle informazioni.

I siti dei social media hanno dunque un’ambivalenza di fondo: da una parte sono uno spazio digitale che permette ai lavoratori di mettersi in contatto con persone e realtà non altrimenti raggiungibili, dall’altro sono strumenti per trasformare l’attenzione in un vagare “senza pensieri”.

Le distrazioni possono essere studiate secondo diverse prospettive. Si può scegliere di osservarle in relazione all’attività o al compito, e si entra quindi nei temi delle interruzioni e del task-switching, oppure ci si può spostare verso l’aspetto del design emotivo, che studia appunto lo spazio in cui un individuo sviluppa l’immagine di sé, l’orgoglio e la creazione di significato.

La pratica dell’attenzione può essere utilizzata come strumento contro la distrazione digitale. Partendo dai suoi principi base, si possono sviluppare tecnologie che aiutino i lavoratori ad affrontare i problemi legati alle distrazioni digitali.

Attenzione e concentrazione a quali benefici portano?

Si definisce pratica dell’attenzione o “mindfulness”, il “prestare attenzione in un modo particolare: di proposito, nel momento presente momento, e senza giudizio”. Gli studiosi la considerano composta di due stadi: il primo che coinvolge l’autoregolazione dell’attenzione e il secondo come l’adozione di un particolare orientamento all’esperienza.

Praticare l’attenzione garantisce innanzitutto numerosi benefici per la salute, come ad esempio la riduzione dei livelli di ansia e depressione. Se inoltre questo aspetto viene coltivato con costanza, può portare ad una vera e propria riprogrammazione del cervello, al fine di gestire in maniera più controllata stress e dolore.

L’attenzione ha un ulteriore aspetto positivo: concentrarsi sul presente e sulla consapevolezza aiuta i lavoratori ad essere più empatici verso i sentimenti e le necessità dei propri colleghi, dando origine di fatto a rapporti più sani e significativi a livello lavorativo.

Queste premesse sono necessarie per capire quanto in effetti la tecnologia abbia influenza sul modo in cui le persone interagiscono. Le menti umane sono strutturate in modo da poter elaborare da tre a cinque elementi significativi contemporaneamente, e ciò influisce sulla capacità che le persone hanno di riprendere un compito interrotto da una distrazione. Lo dice la scienza: non siamo fatti per il multitasking.

Le distrazioni sono poi incentivate dai diversi stati emotivi in cui le persone si trovano. Se un individuo è stanco o stressato, infatti, sarà più facilmente soggetto alla distrazione, e la qualità complessiva dell’attenzione ne risentirebbe.

Si è parlato molto di questi aspetti nella letteratura psicologica e, negli ultimi anni, questo tema in effetti è stato sempre più presente anche nelle riviste aziendali. Numerosi sono gli studi che hanno documentato i benefici della pratica dell’attenzione: è dimostrato che una singola sessione di mindfulness può aumentare questa eccitazione e diminuire lo stress.

Ma la pratica dell’attenzione, come qualsiasi altra pratica, può essere allenata, e dunque può potenzialmente portare a benefici ben maggiori.

L’importanza dell’attenzione durante il COVID-19

Conosciamo già il significato di ritmo circadiano, ovvero quell’orologio interno che regola il nostro periodo di sonno e quello di veglia. Questo ritmo non è influenzato solo dalla luce, ma da tutta una serie di altri fattori legati agli spunti sociali, come ad esempio una riunione al mattino, un pranzo veloce al pomeriggio, o anche solo l’incrociarsi mentre si attraversa un corridoio.

Tutte queste piccole interazioni hanno in realtà un fortissimo impatto sulla nostra produttività e sulla felicità che proviamo sul posto di lavoro. Esse, infatti, stimolano la creatività e interrompono il flusso della nostra solitudine.

Quando siamo in smart-working nulla di tutto questo può accadere, e la mancanza di interazione faccia a faccia può avere risultati piuttosto negativi sulla capacità dei lavoratori di auto-monitorare le proprie emozoni.

In questo scenario bene si coniuga l’attenzione, che abbraccia temi come l’accettazione e il godimento del momento.

Essere attenti non significa solamente essere concentrati sul compito che si sta svolgendo, ma anche e soprattutto si riferisce ad uno stato di autoconsapevolezza e auto-osservazione, ovvero la capacità di osservare i propri sentimenti, la relazione tra mente e corpo, e la ripetizione di modelli di comportamenti utili o meno.

Nella tabella seguente, si introduce la struttura del Mindful Design ideata dai ricercatori, che si basa su cinque principi dell’attenzione. Le strutture tecnologiche potrebbero implementare un assistente cognitivo intelligente (ICA). La tecnologia potrebbe essere utile nel porre domande a supporto del comportamento consapevole, comprese quelle relative a dirigere l’attenzione (Cosa stai facendo? Perché lo stai facendo?), quelle relative alla promozione di un atteggiamento costruttivo e introspettivo (Come ti senti? Cosa posso fare per sostenermi?), e quelli che contribuiscono a una maggiore consapevolezza di sé (Come si relazionano le mie azioni con le abitudini precedenti?).

Mindful Design Framework - Concentrazione

Verso un modo di lavorare più consapevole

Goray e Hossein Jarrahi suggeriscono una soluzione tecnica: la simbiosi uomo-tecnologia, come esempio di un percorso verso un modo di lavorare più consapevole. In questo scenario, la tecnologia può essere percepita come un assistente cognitivo intelligente (ICA, una forma di monitoraggio dell’attenzione e dell’impegno delle persone che può, ad esempio, aiutare la persona a identificare i contenuti che innescano un determinato modello di comportamento. Il ruolo dell’ICA è quello di agire facendo domande ai lavoratori durante la loro giornata nel momento in cui vengono innescati determinati modelli di comportamento.

Il Mindful Design proposto nello studio evidenzia cinque domande relative all’attenzione e alla concentrazione, all’atteggiamento e alle azioni dell’utente. Per esempio, per aiutare l’utente a riflettere sulle sue intenzioni, l’assistente intelligente può porre la domanda: “A cosa stai lavorando attualmente?” per aiutarlo a rimanere concentrato sul presente, o magari “Perché lo stai facendo?“.

L’obiettivo è quello di sostenere l’utente nel decidere come spendere il proprio tempo.

Una recente ricerca ha suggerito che l’addestramento alla consapevolezza può essere migliorato attraverso un chatbot conversazionale. Alcuni ricercatori, fra cui si ricordano A. C. Williams, H. Kaur e G. Mark, hanno scoperto che SwitchBot, un bot conversazionale, ha aiutato i lavoratori della conoscenza a “staccare” e “riattaccare” al lavoro con una maggiore consapevolezza.

Il bot ha usato un modello di interazione “pull”, piuttosto che “push”. Nel primo caso, gli utenti iniziano la conversazione con il bot autonomamente, nel secondo caso è invece il bot che interagisce per primo con gli utenti.

 La proposta di ICA di Goray e Hossein Jarrahi prende in prestito questo modello utilizzando un dialogo personalizzato incentrato sulle emozioni, un metodo che, di fatto, ha dimostrato di migliorare la produttività.

Un ICA di questo tipo fornisce la resistenza necessaria per convertire l’abitudine di eseguire un’azione riflessiva in un’azione nuova, sollecitando un momento di contemplazione. In questo modo aiuta l’utente a compiere l’azione successiva consapevolmente.

Affinché questa dinamica funzioni, però, gli esseri umani devono fidarsi dell’intelligenza artificiale che si manifesta nel concetto di ICA: deve avere fiducia nelle informazioni che riceve e nel fatto che essa stia lavorando nell’interesse dell’individuo. Sarà pertanto compito dei progettisti capire come affrontare al meglio i problemi legati alla privacy e alla conservazione dei dati degli utenti.

Articolo tradotto da Microsoft, liberamente riprodotto ed elaborato

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