[Guida Gratuita] 10 consigli per vivere una vita più sana e felice con la tecnologia

Digital Felix: la fase 4 “Riprogramma”

Siamo giunti alla fase Riprogramma, che è il cuore della metodologia Digital Felix, in quanto contiene gli step per lavorare in modalità focus, gestendo al meglio le distrazioni digitali. Si suddivide a sua volta in altre 2 “R”:

Rituali: ovvero una serie di azioni intervallate dal concetto del tempo, per trovare la verità nella “giusta pausa”.
Routine: è il valore che attribuiamo all’attenzione e al buon programma quotidiano che andremo a comporre con nuovi rituali.

Potremmo esemplificare dicendo che rituali e routine prendono in considerazione rispettivamente due variabili assolutamente importanti: il tempo e l’attenzione.

Riprogramma

Fase Riprogramma: I Rituali

Come abbiamo visto, il kronos (il tempo che consuma gli uomini come Crono che divora i suoi figli) viene eroso dalle distrazioni digitali. Queste ultime consumano buona parte del tempo sul lavoro e pertanto abbiamo bisogno di saperle gestire. Le distrazioni digitali ci assorbono il kronos eliminando il buon tempo, ovvero il kairos. Quindi potremmo dire che i rituali ci permettono di eliminare o ridurre le distrazioni sul lavoro in modo da aumentare il kairos.

Come fare per eliminare le distrazioni digitali?

Iniziamo col definire che cosa sono i rituali. Come sottolinea lo stesso Anselm Grün nel suo libro Non ho tempo, i rituali creano un tempo sacro, il kairos (il tempo vissuto nel modo giusto). Sacro è ciò che si sottrae al mondo, un tempo che ci appartiene del quale gli altri non possono disporre e che è sottratto al resto del tempo.

Qui il tempo si ferma. Kronos non ha accesso a questo tempo sacro, che è sottratto al fluire del tempo. Qui possiamo riprendere fiato e respirare. Quindi potremmo dire che i rituali sono un tempo particolare per l’anima e che ci consentono di uscire dalla quotidianità e dal tempo del kronos.

Nel rituale sottraiamo l’anima al mondo, con le sue richieste e regole.

Anselm Grün

Perciò i rituali rappresentano una buona opportunità per imporre dei limiti alle proprie paure. Per i bambini, i rituali della buonanotte sono un aiuto molto efficace per contenere la paura della notte e facilitare il sonno. Ma i rituali ci aiutano a strutturare le giornate e l’esistenza come pure a darci un senso di ordine. Ciò ci infonde sicurezza e riduce quindi la nostra paura. I rituali stabilizzano la nostra psiche, danno un orientamento a livello psichico e conferiscono importanza all’individuo.

I rituali li troviamo spesso nei momenti di transizione, dove segnano il confine tra un inizio e una fine, creando una struttura temporale di prima e dopo, e fornendo così un orientamento.

Secondo Anselm Grün i rituali sono caratterizzati in genere dai seguenti elementi:

a. prevedono una sequenza di azioni;
b. hanno spesso un andamento uguale con elementi uguali; c. si servono di un simbolismo trasmesso da gesti, parole, oggetti, musica, spazio e altro; d. hanno un significato sociale e spesso anche psichico e spirituale.

Il tempo sacro è anche un tempo terapeutico. Per i Greci, infatti, soltanto il sacro era in grado di guarire.

“I rituali rappresentano una buona opportunità per imporre dei limiti alle proprie paure.”

I rituali Digital Felix sono di tre tipi:
a. rituali di inizio e fine giornata;
b. rituali di focus sul lavoro;
c. rituali di otium.

La differenza nei rituali sta nel modo con cui li “viviamo” e ci sono due possibilità:

a. Possiamo prenderci consapevolmente del tempo tutto per noi, per meditare, per scrivere, per pitturare, per pregare. Questo è il tempo sacro che ci concediamo.
b. Possiamo compiere le azioni in un modo particolare. Tutti noi ci alziamo la mattina e andiamo a letto la sera. La questione è come svolgiamo queste cose ovvie.

La vera pausa

Si ritiene che sia di assoluta rilevanza il concetto di “pausa” in un mondo che va sempre di corsa. Per questo non potremo comprendere fino in fondo i rituali che compongono la metodologia Digital Felix fino a quando la pausa non sarà fondamentale nel nostro programma.

La parola “pausa” deriva dal greco anapausis che significa riposo, respiro di sollievo, interruzione, ozio. Per i Greci il riposo è sacro e si pregano gli Dei perché concedano la pace interiore. In tale contesto il riposo non indica solo un’interruzione del lavoro, bensì la quiete di tutto il corpo.

La pausa, e quindi il riposo, è un’attività creativa. Per Filone, solo lo stolto non ha pace, il saggio è come Dio: si riposa per entrare in contatto con la propria creatività. Il raccoglimento, il silenzio, la pausa sono tempo per l’anima e si possono praticare in varie forme durante il lavoro quotidiano.

In questo step, dobbiamo avere a cuore il concetto di “pausa”, perché nelle pause che andremo a fare sperimenteremo il vero “tempo” per noi stessi, che sarà fondamentale per sviluppare gli obiettivi e la creatività, sia sul lavoro, sia nella vita personale.

Negli Stati Uniti, un numero crescente di aziende ha allestito uno spazio in cui i dipendenti – soprattutto quelli che lavorano negli uffici open space – si possono ritirare per stare in silenzio e ritrovare la calma. Precorritrice di questi ambienti è la stanza della meditazione nel palazzo delle Nazioni Unite a New York, inaugurata nel 1957. Gli architetti specializzati in questi luoghi di raccoglimento saranno sempre più richiesti.

Fase Riprogramma: la Routine

La routine è il buon “programma” composto da rituali che ci permettono di aumentare l’attenzione sul lavoro, secondo gli obiettivi della giornata che abbiamo già pianificato.
Dovremo essere così accorti da creare un programma (soprattutto a livello mentale) in modo che questi rituali possano trovare pieno splendore e che la pianificazione delle attività lavorative possa seguire il flusso energetico giornaliero. Per esempio, facciamo in modo che le attività importanti possano essere affrontate di mattina.

A mezzogiorno necessitiamo di una sana “pausa” per poter affrontare la seconda parte della giornata, magari svolgendo altre tipologie di attività. Giova alla nostra anima percepire la
diversa qualità delle ore e dei tempi. Dovremmo adeguare il lavoro e la vita al ritmo interiore e non soltanto seguendo il tic tac dell’orologio.

Se saremo in grado di farlo, avremo più energia in ciò che faremo e saremo più vivi. Dovremmo intervenire con un cambiamento drastico. Non in termini fisici, ma in termini mentali. Uscire fuori dalla zona di comfort per cambiare le nostre abitudini, il nostro programma.

Se non faremo niente per cambiare, il programma peggiorerà soltanto e il rumore delle distrazioni digitali diventerà implacabile. La stanchezza penetrerà sempre più a fondo. Sarà la nostra anima a essere stanca, non il corpo.

Possiamo dire che tutta la nostra vita si presta all’esercizio dell’attenzione, anche se, verosimilmente, per trovare il giusto focus ci vuole tempo. Nella quotidianità osserviamo come l’attenzione si perda sempre nella maggiore velocità, frutto di superficialità che portano a commettere errori. Potremmo impegnarci a prestare attenzione, imparando a fermarci e ad abbandonare determinati comportamenti dettati dall’abitudine. Le
abitudini sono forti e ci condizionano, senza che ne siamo consapevoli.

Riusciremo ad abbandonarle solo per gradi, opponendoci a esse con una grande motivazione e presa di coscienza.

Come fare per impostare un programma rivolto alla ricerca dell’attenzione, trovando il focus sull’attività lavorativa che stiamo svolgendo?

Anche le più grandi menti creative pensano come filosofi ma lavorano come account ed è per questo che ora passiamo alla presentazione della routine Digital Felix. Il primo step per applicare al meglio il programma Digital Felix nel lavoro e quindi trovare il focus è rispondere a queste tre domande:

  1. Come desideriamo lavorare?
  2. Dove vorremmo lavorare e per quanto tempo in modalità focus?
  3. Misuriamo i risultati per poter lavorare al meglio?

Come desideriamo lavorare?

Il problema attuale delle aziende è che i dipendenti perdono tantissimo tempo in attività di basso livello, spendendo così tanta energia. Una ricerca dell’Harvard Business Review stima che il 41% delle attività giornaliere è dedicato a lavori di “basso valore”. È di assoluta importanza “pianificare” la giornata lavorativa identificando per ogni compito (task) due variabili: la profondità di attenzione e l’energia richiesta.

Sulla base dei risultati si delineano 3 tipologie di attività:

a. FOCUS: s’intendono quelle attività (già individuate nella fase Riduci) che riteniamo sia fondamentale affrontare durante la giornata con un alto tasso di attenzione e un alto tasso di energia. Lavorare in attività focus sta a significare un basso (o inesistente) tasso di distrazioni digitali. Se per esempio individuiamo come attività focus la stesura del piano di
marketing per un cliente, una volta che abbiamo tutte le informazioni e i materiali inerenti al lavoro, ci metteremo in modalità focus e inizieremo a scriverlo.

b. ORDINARIE: per attività ordinarie s’intendono le attività che non necessitano di un alto livello di attenzione e che si svolgono in una situazione di bassa energia. Questo presuppone che potremmo essere più esposti alle distrazioni digitali. Per attività ordinarie, si può intendere la gestione della posta elettronica, l’archiviazione di documenti, i confronti con il personale.

c. DISTRAZIONI: nelle attività distrazioni rientrano tutte quelle attività che stiamo svolgendo con un alto livello energetico e un basso livello di attenzione: questo è un alert che ci indica di fare una pausa. Ora.

riprogramma attenzione-energia

A questo punto dobbiamo individuare all’interno della giornata lavorativa le attività da svolgere in modalità focus.

Dove vorremmo lavorare e per quanto tempo in modalità focus?

Qui si tratta di individuare il posto fisico dove andremo a lavorare in modalità focus.
Per esempio, oggi abbiamo bisogno di lavorare sulla creatività: potremmo lavorare in modalità “Nature Detox” nella mattinata. Questo significa che, in base ai lavori, si decide come “disconnettersi”. Va posta molta attenzione al luogo in quanto “posto intimo” dove poter lavorare in modalità focus, ma soprattutto al tempo in cui lavoreremo con tale modalità.

È molto importante la questione tempo sia per una nostra motivazione sia per comunicare a terzi che non saremo “raggiungibili” in quel lasso temporale. Il luogo, ovviamente, potrà essere anche l’ufficio se si lavora in azienda, o una “stanza” ad hoc se si lavora in modalità smart-working. In questa fase, sarà importante comunicare alle persone vicine che siamo in tale modalità, “educandole” a rispettarla.

All’inizio si consiglia di individuare e pianificare il tempo di accesso alle distrazioni dal focus

a. stabilendo in anticipo quando andare su Internet;

b. evitando le distrazioni digitali al di fuori di questo tempo che abbiamo già deciso. Per esempio, se durante il lavoro abbiamo bisogno di cercare un’informazione su Internet, cosa facciamo? Accediamo alla Rete per fare la ricerca e poi perderci nel labirinto digitale? No.
Segniamo su un foglio di carta la ricerca (e i dettagli necessari per svolgerla) che poi andremo a fare in un secondo momento;

c. facendo in modo di annotare quanto detto nei punti precedenti su un foglio che possa essere visibile nel proprio spazio di lavoro, per interpretarlo ogni settimana, in modo da comprendere la tipologia delle distrazioni e correggerle.

In pratica: l’uso di Internet in modalità “distrazione digitale” di per sé non è che riduca le capacità di concentrarsi, quello che incide in maniera negativa è il costante passaggio da un’attività che ha bassi stimoli ma un alto valore (modalità focus) a una modalità che ha alti stimoli e un basso valore come la ricerca su Internet. Questo passaggio insegna alla mente a non tollerare più l’assenza di novità.

Questa strategia funziona anche in quei lavori che necessitano di un costante utilizzo di Internet e/o rispondere alle email, in quanto tiene fuori le distrazioni digitali dal tempo che abbiamo deciso di lavorare in modalità monotasking e a blocchi.

Per concludere: non sono solo il cambiamento dell’ambiente lavorativo e la ricerca del silenzio a farci vivere a fondo questo nuovo modello. La forza dominante sarà la psicologia dell’impegno (molto serio e importante).

Misuriamo i risultati per poter lavorare al meglio?

Qui prendiamo in prestito la famosa frase di Robert Kaplan, che dice:

“non si può gestire ciò che non si può misurare”.

Per poter affermare che tale “programma” incentrato sul focus stia portando dei risultati, è indispensabile misurare. Ecco qui tre consigli:

a. annotiamo tutte le ore che lavoriamo in modalità focus;
b. facciamo in modo che tale foglio che quantifica il lavoro in modalità focus sia ben visibile;
c. creiamo una scadenza di revisione: ogni settimana facciamo i conti di come abbiamo speso il tempo lavorativo e verifichiamo i risultati.

Il risultato più importante? Lo sentiremo venire fuori dalla nostra anima: una profonda leggerezza e gratitudine per il tempo che stiamo investendo sulle passioni e con le persone a noi vicine. Ora le distrazioni digitali avranno un’incidenza sempre minore sulla nostra vita, perché saremo più produttivi nel lavoro, nella vita privata e nei rapporti interpersonali.

I Rituali nel programma Digital Felix

Il tema work-life balance – il rapporto equilibrato tra il nostro lavoro e gli altri settori della vita – diventa importante quando non attribuiamo sufficiente importanza alla componente “life”, ovvero al nostro benessere psico-fisico. Pertanto abbiamo bisogno di sostituire alcuni comportamenti con altri e per questo i rituali ci vengono in aiuto.

I rituali stabilizzano la nostra psiche, danno un orientamento a livello psichico e conferiscono importanza all’individuo. I rituali ci aiuteranno in questo momento di transizione, segnando il confine tra un nuovo inizio e una fine, dandoci nuove azioni da inserire all’interno del programma di routine.

Come detto in precedenza, i rituali del metodo Digital Felix si possono suddividere in tre grandi famiglie: rituali di inizio e fine giornata, di focus sul lavoro e di otium.

Rituali di inizio e fine giornata

  • Alzarsi un’ora prima: ogni mattina, prendiamoci il nostro kairos per dedicarlo alla pratica dell’ora sacra. Alzarsi presto la mattina influisce sulla nostra produttività e felicità. Alcuni sondaggi hanno rilevato che il 73% degli intervistati considera la mattina come il momento migliore, più produttivo e creativo per lavorare. Il consiglio è di non iniziare ad alzarsi drasticamente presto da un giorno all’altro, ma di farlo step by step. Se siamo soliti alzarci alle 07:00 di mattina, per esempio, la prima settimana potremmo svegliarci alle 06:45 per poi diminuire di 15 minuti a settimana, fino ad arrivare alla quarta settimana ad alzarci senza fatica alle sei di mattina. Così facendo, se ci svegliamo un’ora prima ogni giorno, disporremo di 5 ore in più ogni settimana per raggiungere i nostri obiettivi personali, 20 ore al mese e 240 all’anno. Non male no?
  • Visualizzare la giornata: il potere della visualizzazione è immenso. Immaginare situazioni positive regolarizza il battito del cuore, aiuta a rilassarsi e ricaricarsi. Le tecniche sono tante e molto efficaci, ma spesso la via della semplicità è sempre quella migliore. Visualizzare come andrà la nostra giornata è un rituale molto importante, specialmente nei primi momenti vicini al risveglio.
  • Non controllare la posta elettronica al mattino: questa è la pratica più efficace (e difficile) da applicare, ma è anche quella che porterà i maggiori benefici. Tutti abbiamo più volte letto e sentito di “non leggere le email appena svegli”. Allora perché ci ostiniamo (come riportano le statistiche) in questa malsana abitudine di leggere con un occhio aperto e l’altro chiuso le email? Se non riusciremo a capovolgere tale abitudine, non saremo in grado di aiutare noi stessi.
  • Dedicarsi all’ora sacra: creiamo un’oasi di silenzio prima di immergerci completamente nelle attività quotidiane. Spegniamo tutti gli strumenti di comunicazione – radio, televisione, smartphone, tablet ecc. – durante l’ora sacra e dedichiamoci alle nostre passioni. Con grande sorpresa constateremo che nessuno nota la nostra “assenza” e non succede proprio nulla se manchiamo per un’ora; anzi, ci aiuterà ad aumentare il pathos che poi “energeticamente” diffonderemo nella giornata. In questa ora possiamo fare una bella colazione, meditare, leggere, fare running, nuotare, dipingere e tanto altro. Non riusciamo a farla la mattina? Dedichiamoci all’ora sacra la sera: basta ricordare l’importanza di ritagliare del tempo solo per noi. Infine, non importa se non è un’ora: possono essere anche 20 minuti ma quei 20 minuti devono essere tutti per noi.
  • Meditare: nel suo libro The Miracle Morning, Hal Elrod suggerisce una tecnica semplice:
  1. Sedersi in un luogo confortevole, mantenere la schiena dritta.
  2. Chiudere gli occhi o guardare un punto fisso davanti a sé.
  3. Concentrarsi sulla respirazione: inspirare con la pancia, espirarecon il petto.
  4. Godersi la calma del momento, provare a restare concentrati sulla respirazione, senza pensare ad altro.

Se ci rendiamo conto che la nostra mente ritorna ai soliti pensieri, niente paura. Restiamo tranquilli e cominciamo di nuovo a concentrarci sulla respirazione. Ci si sente meno stressati e si ottiene una maggiore tranquillità mentale. Con un po’ di pratica, ci si sentirà davvero “altrove” dopo aver riaperto di nuovo gli occhi.

  • Non andare a letto con lo smartphone: un rituale molto importante è sostituire quest’azione con la lettura di un buon libro prima di addormentarsi. Evitiamo assolutamente di chattare, rispondere alle email o stare sui social network come ultima cosa della giornata. Anzi, ricordiamo di mettere in carica lo smartphone in un’altrastanza che non sia la camera da letto. Un rituale, specialmente d’inverno, è quello di farsi una tisana o qualsiasi bevanda calda che possa accompagnarci a letto. Se non desideriamo leggere e abbiamo il partner al nostro fianco, ricordiamoci che lui sta aspettando una nostra parola.

Rituali di focus sul lavoro

  • Eliminare tutte le notifiche push dallo smartphone: è un passo che si consiglia di fare per ritrovare il vero focus e l’equilibrio. Sentiremo una piacevole sensazione di “libertà” e non più di essere schiavi di una suoneria che ci annuncia un commento, un like a una foto, o una email. Le notifiche creano un senso di urgenza intorno a qualcosa che non è importante per tutti. Non abbiamo bisogno di sapere “in questo momento” che a qualcuno è piaciuto il nostro stato su Facebook. Affronteremo il lavoro con la giusta energia, presenza mentale, fisica e spirituale. Ciò significa essere “presenti” nel qui e ora e per questo abbiamo bisogno di preservare le energie piuttosto che farle fuoriuscire a ogni notifica.
  • Gestire le interruzioni: le interruzioni, in tutte le forme, consumano una grossa parte del nostro tempo lavorativo e rappresentano per molti un fattore di stress. Le interruzioni ci costano tempo due volte: il tempo che dedichiamo all’interruzione e il tempo che ci occorre per tornare con la mente al giusto focus. Un gruppo di ricercatori americani ha rilevato che i manager vengono interrotti ogni 8 minuti e l’interruzione dura in media 3 minuti. Il dato interessante di questo studio è che i manager giornalmente hanno a che fare, per oltre il 40% del tempo lavorativo, con le interruzioni. Le interruzioni sono inevitabili, ma possiamo ridurle sensibilmente:
    • Stabilendo degli orari in cui siamo raggiungibili (prima e dopo possiamo essere disturbati solo per le emergenze);
    • Stabilendo ogni giorno un periodo senza interruzioni e periodi in cui non vogliamo essere disturbati;
    • Redigendo anche un diario delle interruzioni per individuare obiettivamente chi ci disturba, quanto spesso e quando.

Scopriremo che molte interruzioni non sono davvero importanti.

  • Lavorare disconnessi: mettiamo in modalità aereo lo smartphone, chiudiamo la casella di posta elettronica, eliminiamo o cerchiamo di limitare tutte le potenziali distrazioni. Prendersi una pausa dal lavoro ogni tanto è sano e opportuno, ma controllare costantemente i social network può essere distruttivo per il flusso di lavoro. Riconosciamo ciò che è utile da ciò che ci crea distrazione; se non ci serve Internet per il task che stiamo svolgendo in quel momento, non c’è bisogno di averlo a portata di mano.
  • Monotasking: cosa significa monotasking? Quando realizziamo un’attività dedichiamoci al 100% solo a quella cosa. Evitiamo di svolgere più compiti o più funzioni contemporaneamente. Il consiglio è quello di stare nel momento presente e lavorare fino alla pausa.
  • Educare i collaboratori/colleghi: chiedere a qualcuno di smettere di distrarci è molto più semplice che non farci distrarre dalle sue cattive abitudini. Queste sono le situazioni in cui la nostra forza di volontà viene davvero messa alla prova. Se desideriamo non essere disturbati comunichiamo a chi ci è vicino il nostro nuovo modus operandi. Se disponiamo di personale o collaboratori che fanno affidamento su di noi, possiamo essere continuamente interrotti (di persona, per telefono, tramite messaggi istantanei, via email). Cambiamo abitudini. Comunichiamo quando non possiamo essere interrotti, eccetto che per le emergenze. Allora saremo in grado di affrontare problemi/richieste in determinati momenti della giornata, e di concentrarci meglio sui compiti essenziali.
  • No posta elettronica e social network durante i pasti: evitiamo di rispondere al telefono o controllare le notifiche dei messaggi durante i pasti. Il pranzo e la cena dovrebbero essere momenti di confronto e condivisione con tutta la famiglia. Come detto in precedenza, una “pausa” fondamentale è il pranzo. Evitiamo di mangiare davanti a un monitor acceso o in una tavola calda con in mano la forchetta e lo smartphone. L’uomo è ciò che mangia, è vero, ma io sottolineo pure, l’uomo è come mangia. Queste situazioni non rappresentano un progresso qualitativo. Mangiare nel modo giusto e poter gustare il cibo non è soltanto un contributo alla qualità della vita ma anche alla salute.
  • Educare alla gestione di email e telefonate: comunichiamo alle persone che controlliamo le email in alcuni momenti della giornata, perché è necessario concentrarsi su altri lavori, e che non dovranno aspettarsi una risposta immediata, a meno che non sia urgente. Comunichiamo che non risponderemo più a chiamate o messaggi aziendali dopo una determinata ora e che se è una cosa urgente devono lasciare un messaggio in segreteria o scrivere un’email.
  • Ricordiamoci della pausa: tra un compito e l’altro individuiamo una pausa, facendo l’opposto di ciò che stavamo facendo prima. Per esempio: se il compito era scrivere un articolo, nella pausa, non scrivere e non leggere, bensì prendersi un caffè. Il modo migliore per prendere una vera pausa? Scollegarsi almeno 15-20 minuti dopo ogni 60-90 minuti di lavoro sul focus. Dopo 60-90 minuti di sessioni di lavoro si ha bisogno di una pausa, come spiegano le ricerche sulla produttività. La pausa è differente per ogni attività che si svolge. Per la ricerca e la lettura è meglio fare una pausa ogni 25 o 30 minuti. Per ottenere il massimo dalla pausa, ecco alcuni suggerimenti:
    • fare una passeggiata fuori dalla zona di lavoro: aiuta ridurre lo stress e a stimolare la creatività;
    • fare uno spuntino aiuta a idratare il corpo: il fisico ha bisogno di carburante e il cervello di glucosio;
    • fare un breve pisolino di 10 minuti: migliora la memoria, aumenta la presenza e recupera il sonno perduto;
    • meditare aiuta a ripulire e sgombrare la mente;
    • fare del sano declutter per ripulire la scrivania e le idee.
  • Stabilire un orario di fine lavoro: imponiamoci (per quanto possibile) di uscire dal lavoro o terminare la giornata lavorativa entro un orario prestabilito. La mente, quando ha un’imposizione dettata dalla “scadenza”, inconsciamente è più produttiva. Se poi alla scadenza (per esempio usciamo dall’ufficio alle 17:30) ci aggiungiamo un premio di qualsiasi entità (per esempio dopo andremo in palestra) sarà più stimolata a evitare le distrazioni. Pertanto, dopo l’orario di lavoro evitiamo di portarci a casa il lavoro. Ricordiamoci che lo smartphone ci inseguirà.
  • Rituale di fine giornata: alla fine di ogni giornata lavorativa bisogna chiudere completamente la considerazione delle preoccupazioni lavorative fino all’indomani. Impostiamo dei rituali che diano uno stacco netto alla vita lavorativa. Prendiamoci 10 minuti alla fine di ogni giornata per riflettere su tutto il valore che abbiamo creato oggi e scriviamo i compiti più importanti di domani. Per esempio: facciamo l’ultimo controllo delle email per essere sicuri che non ci sia nulla di urgente/essenziale a cui rispondere, poi l’ultimo check delle cose fatte e dei task da fare domani. Non dimentichiamoci di fare il “rituale della chiusura” che potrebbe essere svuotare il cestino, spegnere il computer, girare il calendario al giorno successivo, insomma un “gesto” che nasconda un vero significato importante: la giornata lavorativa è terminata.

Rituali di otium

  • Pianificare del tempo Detox: prendiamoci mezza giornata o addirittura una giornata nel corso della quale non metteremo mano al PC o allo smartphone né faremo ricorso ad altri strumenti tecnologici. Alla fine avremo concesso alle “batterie mentali” il tempo necessario per ricaricarsi, liberandole dalle distrazioni e interruzioni della comunicazione forzata. Ci sentiremo più rilassati, consapevoli e attenti.
  • Camminata consapevole: pianifichiamo durante la settimana delle camminate nella natura, o meglio in un bosco. Per camminata consapevole si intende semplicemente portare l’attenzione al respiro, passo dopo passo. Quindi essere “attenti” a ciò che ci circonda, liberando la testa per essere presenti nel “momento”. Ci aiuterà molto a ritrovare l’equilibrio, ma soprattutto a ricaricarci dal punto di vista energetico. Ovviamente durante la passeggiata lo smartphone mettiamolo in modalità aereo oppure lasciamolo in casa/ufficio.
  • Il weekend creativo: rituale molto importante, che si consiglia di svolgere nel weekend, è quello di “sporcarsi le mani”. Significa dare ascolto alla propria passione creativa ed eseguirla. Se, per esempio, ci piace dipingere, compriamoci una tela e iniziamo a farlo. Se abbiamo il pollice verde, organizziamoci per fare giardinaggio. Insomma qualsiasi passione abbiamo in mente è venuto il momento di iniziarla subito. Dedichiamole il giusto tempo e, mentre siamo nel kairos, è assolutamente vietato avere a portata di mano lo smartphone.
  • Diario personale: a fine serata, possiamo scrivere un diario personale basato sulla gratitudine. Compriamo un bloc-notes e teniamolo sul comodino. Prima di coricarci è bene appuntare i momenti della giornata che ci hanno riempito di gratitudine. Per che cosa siamo grati? Quali sono stati tre momenti salienti che ci hanno fatto provare questo sentimento? Coltivare sentimenti di gratitudine nel medio-lungo periodo ci permetterà di vedere la vita con altri occhi. Secondo uno studio dei ricercatori della University of Minnesota e della University of Florida, scrivere a fine giornata le ragioni che ci hanno messo di buon umore abbassa il livello di stress e favorisce il riposo notturno.
  • Pianificare un weekend Detox: recentemente un gruppo di neuroscienziati ha osservato un gruppo di 35 persone che ha trascorso un weekend di Digital Detox. Ha riscontrato come il Digital Detox possa influire sulla postura più corretta, sull’aumento della qualità del sonno e della memoria. Eliminati gli smartphone, le persone si guardavano negli occhi, notando così un’apertura delle spalle e un raddrizzamento della schiena. Cosa aspettiamo a partire?
  • Annoiarsi: non usiamo (sempre) lo smartphone per riempire momenti di noia, attesa o per intrattenerci. Se ci piace scrivere o leggere, portiamo dei mini libri/notes tascabili. Oppure osserviamo il panorama, osserviamo le persone, ascoltiamo il respiro. Facciamo qualsiasi cosa purché non sia prendere in mano lo smartphone.

Come inventare i rituali per il Digital Felix?

Inventare dei rituali adatti a ridurre le distrazioni digitali, mettendo in atto nuovi comportamenti nella vita quotidiana, è di fondamentale importanza.

Qui alcuni esempi di rituali.

  • L’inizio della giornata: per esempio salutare il nuovo giorno con un inno alla gratitudine per la grande opportunità che si sta presentando a noi, ovvero vivere un nuovo giorno. Quindi non prendiamo in mano lo smartphone appena aperti gli occhi ma creiamo questo rituale attraverso la preghiera, la meditazione. Prepariamo il caffè al nostro partner/figli. Insomma il rituale “serve” per iniziare la giornata con le buone intenzioni e buone vibrazioni, evitando che lo smartphone possa dettare i tempi.
  • A metà mattinata: quando faremo la prima pausa della giornata, dedichiamoci a questo tempo ed evitiamo di portarci dietro lo smartphone. Del resto sono solo 5 minuti. Molto importante questo rituale, specialmente se siamo all’inizio del programma Digital Felix.
  • A mezzogiorno: per evitare di mangiare davanti al computer o con lo smartphone sulla tavola, creiamo il rituale della pausa del silenzio. Durante il pasto evitiamo di guardare i social o rispondere alle email di lavoro e, subito dopo, concediamoci una breve passeggiata.
  • A fine giornata: apprezziamo il lavoro fatto, concludendo consapevolmente, spegnendo il computer e ripulendo la scrivania.
  • Per il rientro a casa: ci sono molte persone che, una volta finita la giornata, si portano a casa il lavoro non dedicandosi alla famiglia o al proprio sé. È importante chiudere il ciclo lavorativo, potersi fermare un paio di minuti prima di aprire la porta di casa per lasciar andare tutto ciò che ci ha assorbito a livello energetico e mentale sul lavoro. Immaginiamoci di essere un’altra persona che apre la porta di casa, lasciando il lavoro fuori. Quindi un rituale consigliato è quello di scendere una fermata prima della metro/autobus e l’ultimo pezzo percorrerlo a piedi. Oppure entrare in casa e cambiare subito i vestiti di lavoro con l’abbigliamento domestico. Insomma prima di entrare a casa facciamo qualcosa di “nuovo”.

Un rituale del fine settimana potrebbe essere fare colazione in modo diverso, stare mezza giornata senza smartphone e/o disconnessi dal mondo digitale e magari fare una passeggiata in mezzo al bosco.

Se sei arrivato fino a qui hai l’obbligo morale di ringraziare te stesso, in quanto non è semplice eliminare.

Bravo.

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